La Teoria del Flow nel tuo Studio Notarile: abilità, felicità e produttività

Quanto ti senti assorbito e “svuotato” dalla quotidianità della professione? E se una ritrovata serenità risiedesse in un’adeguata gestione della tua energia psichica? Scopri il segreto psicologico che alberga nella “Teoria del Flow” di Mihály Csíkszentmihályi.

“Il Flow si verifica quando il livello di sfida

corrisponde perfettamente al livello di abilità,

portando a un focus profondo

e a una percezione distorta del tempo.”

(Mihály Csíkszentmihályi)

Immagina di rivedere su uno schermo gigante una situazione che ben conosci e che hai sperimentato in prima persona, tuo malgrado, più volte: è tardo pomeriggio nel tuo Studio Notarile, sei alla scrivania circondato da pile di fascicoli, visure ipocatastali e minute di contratti di compravendita complessi.

Nell’aria aleggia un senso di profondo affaticamento: sei appagato ma ti muovi dentro una “gabbia dorata”, ti trovi a vivere il tuo lavoro come un “onere imposto dall’esterno“, una serie di attività da portare a termine per raggiungere obiettivi estrinseci, come il fatturato o il prestigio sociale.

Eppure, la ricerca psicologica degli ultimi cinquant’anni ci suggerisce che la vera felicità non risiede nel traguardo ma nel modo in cui investiamo la nostra energia psichica, momento per momento.

In particolar modo Mihály Csíkszentmihályi, psicologo ungherese e “padre del Flow“, ha dedicato gran parte della propria vita a rispondere ad una domanda fondamentale: “cosa rende la vita degna di essere vissuta?“

Attraverso decenni di studi su chirurghi, atleti, artisti, professionisti e scienziati, Csíkszentmihályi ha scoperto che i momenti migliori della nostra esistenza non sono quelli passati nel relax passivo ma quelli in cui il nostro corpo o la nostra mente sono tesi al limite nel tentativo volontario di realizzare qualcosa di difficile e significativo.

Questo stato viene definito “Flow“ (o Esperienza Ottimale), un’immersione totale nell’attività, dove il tempo svanisce e l’ego si dissolve: per te, in quanto notaio leader®, adottare questa visione significa smettere di guardare alla tua organizzazione come ad una “macchina operativa” ed iniziare a vederla come un ecosistema dove il talento incontra la sfida (leggi per un approfondimento l’articolo “Il “disagio dell’aragosta” nel tuo Studio Notarile: accetta la sfida del cambiamento e della crescita”).

La genesi della Teoria del Flow è affascinante quasi quanto la sua applicazione pratica: Csíkszentmihályi crebbe nell’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale ed osservando gli adulti intorno a sé notò che molti, una volta persi il lavoro, la casa o la sicurezza, diventavano “gusci vuoti“, incapaci di reagire alla distruzione del proprio mondo esterno.

Tuttavia, alcuni individui mantenevano una forza interiore ed una gioia di vivere inspiegabili, indipendentemente dalle circostanze atroci vissute (leggi per un approfondimento l’articolo “L’Antifragilità del tuo Studio Notarile va oltre la resilienza”).

Questa osservazione lo portò a studiare la psicologia non come cura delle patologie bensì come strumento per comprendere il “funzionamento ottimale” dell’essere umano, diventando uno dei fondatori della Psicologia Positiva (che si concentra sullo studio del benessere, delle risorse personali, della resilienza e della fioritura umana).

Attraverso il Metodo di Campionamento dell’Esperienza (ESM) – che consisteva nel dotare i partecipanti di cercapersone che suonavano a intervalli casuali, chiedendo loro di annotare cosa stessero facendo e come si sentissero – Csíkszentmihályi scoprì che le persone sono più felici quando sono profondamente impegnate in compiti strutturati piuttosto che durante il tempo libero non strutturato.

Paradossalmente, pertanto, sperimentiamo più Flow durante l’attività lavorativa che davanti alla televisione o allo smartphone!

La Teoria del Flow, dunque, consiste in uno stato psicologico di massimo coinvolgimento e rendimento: questa condizione si manifesta quando le sfide esterne sono perfettamente calibrate sulle proprie abilità personali, portando alla sparizione dell’autocoscienza e ad una percezione alterata del tempo. 

Pertanto la Teoria del Flow (o del flusso), sviluppata nel 1975, descrive uno stato di coscienza in cui una persona è talmente immersa e assorbita in un’attività da perdere la cognizione del tempo e dello spazio: durante questa “esperienza ottimale” si prova profonda gratificazione e massima concentrazione.

L’anatomia del Flow nel tuo Studio Notarile: abilità vs sfida

“Tra stimolo e risposta c’è uno spazio.

In quello spazio risiede il nostro potere

di scegliere la nostra risposta.

Nella nostra risposta risiede

la nostra crescita e la nostra libertà.”

(Viktor Frankl)

Il cuore della Teoria del Flow risiede nel bilanciamento tra due variabili critiche, ovvero il livello di sfida percepito ed il livello di abilità posseduto:

IL CANALE DEL FLOW

se, ad esempio, ti occupi di una successione internazionale particolarmente complessa (alta sfida) e possiedi le competenze per portarla a termine (alta abilità), entri nel cosiddetto “canale del Flow“: in questo stato la tua concentrazione è tale che non rimane spazio nella tua mente per preoccupazioni irrilevanti;

L’ANSIA

se la sfida è eccessiva rispetto alle tue abilità possedute ed alle esperienze maturate (ad esempio, un’operazione societaria straordinaria che non hai mai affrontato prima d’ora) può insorgere l’ansia;

LA NOIA

se, al contrario, sei molto esperto e  ti dedichi esclusivamente ad atti ripetitivi e di routine che non richiedono alcuno sforzo intellettivo (bassa sfida, alta abilità) rischi di scivolare inesorabilmente nella noia.

Il segreto per uno Studio Notarile altamente performante è mantenere te stesso ed i tuoi collaboratori costantemente ai limiti delle vostre capacità, alzando l’asticella ogni volta che un’attività diventa troppo facile.

Per favorire il Flow all’interno del tuo Studio non basta la volontà, occorre una struttura organizzativa che rispetti nove componenti chiave identificate da Csíkszentmihályi:

1) sfida equilibrata: l’attività deve essere appena oltre la portata attuale ma realizzabile;

2) obiettivi chiari: tu ed il tuo team dovete sapere esattamente cosa va fatto in ogni fase dell’attività;

3) riscontri immediati: sapere in tempo reale, ad esempio, se la minuta è corretta o se la fase di istruttoria sta procedendo bene;

4) concentrazione totale: se nel tuo Studio tu ed i tuoi collaboratori venite interrotti ogni cinque minuti da telefonate, e-mail e notifiche date vita ad un “cimitero del Flow”;

5) senso di controllo: la sensazione di essere pienamente padroni delle proprie azioni e dei risultati;

6) fusione tra azione e consapevolezza: quando tu ed i tuoi collaboratori “diventate” ciò che state facendo, agendo in modo spontaneo e quasi automatico;

7) perdita dell’autocoscienza: scompare la preoccupazione per il giudizio altrui o per la propria immagine professionale;

8) distorsione del tempo: ore di intensa attività concettuale ed intellettiva che sembrano passare in pochi minuti;

9) esperienza autotelica: l’attività trova una finalità in sé stessa, in quanto lavori non solo per il risultato finale ma per il piacere intrinseco di farlo. Per esperienza autotelica -infatti- si intende un’attività svolta per il puro piacere di intraprenderla: dal greco autos (sé stesso) e telos (scopo), indica un’azione che è fine a sé stessa e che genera un profondo appagamento interiore.

Cosa accade, dunque, nel tuo cervello ed in quello dei tuoi collaboratori quando entrate nel Flow?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il cervello non “si accende” di più bensì si spegne selettivamente: le neuroscienze parlano di ipofrontalità transitoria ovvero la corteccia prefrontale (sede del critico interiore e della percezione del tempo) riduce la sua attività.

In tal modo viene silenziata quella voce interna fastidiosa che ci sussurra: “sarà corretta questa clausola?” o “cosa penseranno se sbaglio?“.

Al contempo, il sistema nervoso viene inondato da un “cocktail” di neurotrasmettitori quali la norepinefrina per il focus e la dopamina per la ricompensa intrinseca: il risultato di tutto ciò è una performance fluida ed automatica che richiede minor sforzo cognitivo rispetto allo stato di veglia ordinaria (leggi per un approfondimento l’articolo ““Inside Out 2”: spunti per gestire le emozioni nel tuo Studio Notarile”).

Punti di forza ed opportunità nell’adozione della Teoria del Flow

Se implementi la Teoria del Flow all’interno del tuo Studio Notarile puoi beneficiare di una serie di vantaggi competitivi: in primo luogo, il Flow agisce come un potente antidoto al burnout professionale, trasformando la pressione delle responsabilità (legate alle attività) in una “sfida eccitante” anziché in uno “stress paralizzante” (leggi per un approfondimento l’articolo “Come evitare burnout e rust-out nel tuo Studio Notarile”).

L’opportunità risiede nella possibilità di creare uno Studio “autotelico“, capace di attrarre e trattenere i migliori collaboratori non solo attraverso incentivi economici ma offrendo loro un ambiente in cui il lavoro stesso è fonte di gratificazione e di crescita personale (leggi per un approfondimento l’articolo “Strategie per trattenere, attrarre e far crescere i migliori talenti nel tuo Studio Notarile”).

Inoltre, se il tuo Studio è orientato al Flow, potrai riscontrare un incremento della qualità del lavoro svolto: la concentrazione profonda -difatti- riduce drasticamente gli errori formali e sostanziali in quanto sia tu che i tuoi collaboratori siete pienamente “qui ed ora“.

Questa metodologia ti offre anche l’opportunità di ripensare il rapporto con i clienti: se sei nel Flow, infatti, come notaio leader® trasmetti sicurezza, competenza ed una serenità che aumentano la fiducia percepita, trasformando la tua prestazione professionale in un momento di altissimo valore consulenziale.

Infine, l’uso del Flow permette di massimizzare la produttività cognitiva senza aumentare le ore di lavoro, proteggendo il “Deep Work” necessario per lo studio delle nuove normative e delle prassi più recenti.

Esiste, infatti, un collegamento profondo e strutturale tra la filosofia del Deep Work di Cal Newport e la Teoria del Flow di Mihály Csíkszentmihályi: i due concetti sono complementari in quanto il Deep Work può essere visto come la “metodologia organizzativa“, mentre il Flow rappresenta lo “stato psicologico ottimale” (leggi per un approfondimento l’articolo “Perché il Deep Work aumenta la concentrazione nel tuo Studio Notarile”).

Di seguito i punti chiave del loro collegamento:

  • l’ambiente come prerequisito: entrambi gli approcci concordano sul fatto che per raggiungere un’alta performance sia necessario eliminare ogni distrazione esterna. Il Deep Work consiste proprio nell’allocazione di blocchi di tempo (spesso 90-120 minuti) in cui notifiche ed interruzioni vengono azzerate per permettere al cervello di raggiungere la massima capacità di elaborazione. Questo isolamento è lo “spazio” necessario affinché lo stato di Flow possa innescarsi;
  • produttività vs esperienza autotelica: una distinzione interessante risiede nelle finalità, in quanto il Deep Work è spesso focalizzato sull’efficienza e sul raggiungimento di un risultato (la produttività), mentre il Flow pone l’accento sulla passione e sul piacere intrinseco dell’attività (l’esperienza autotelica). In altre parole, puoi adottare il Deep Work per “finire un’attività” mentre entri nel Flow quando quell’attività ti “sfida” e ti appassiona profondamente;
  • il ruolo della sfida: Il collegamento più forte risiede nel concetto di “obiettivo ambizioso“. Come il Deep Work richiede attività cognitivamente impegnative per essere efficace, allo stesso modo il Flow si manifesta solo quando il livello di sfida è appena superiore alle abilità ordinarie, evitando -in tal modo- sia la noia che l’ansia. Cimentarsi in una “nuova attività” che richiede differenti competenze è il modo migliore per trasformare una sessione di Deep Work in una vera esperienza di Flow;
  • limiti cognitivi e concentrazione: entrambe le teorie si basano sulla consapevolezza che il nostro sistema nervoso ha dei limiti ben definiti nella capacità di elaborare le informazioni. Pertanto, se l’attenzione è assorbita da molteplici attività differenti (il cosiddetto multi-tasking) non è possibile né fare Deep Work né entrare nel Flow. Entrambe le filosofie, difatti, richiedono una spiccata concentrazione su un’unica attività al fine di saturare la capacità della mente e generare risultati eccellenti (leggi per un approfondimento l’articolo “Slow Working nel tuo Studio Notarile: rallentare per raggiungere equilibrio e produttività”).

In sintesi, per te come per i tuoi collaboratori, il Deep Work rappresenta la disciplina organizzativa necessaria per proteggere il vostro tempo, mentre il Flow è la ricompensa psicologica e qualitativa che ottenete quando quel tempo “protetto” viene dedicato a sfide che mettono alla prova e valorizzano il vostro talento.

Dunque, come puoi passare dalla teoria alla pratica?

Il primo passo è sicuramente quello di governare l’attività del tuo Studio come se fosse un “ingranaggio ben oliato”:

  • favorisci e proteggi il “Deep Work”: stabilisci blocchi di tempo (almeno 90-120 minuti) in cui le notifiche siano disattivate ed i tuoi collaboratori sappiano di non doverti interrompere, in quanto anche una sola pausa di distrazione può richiedere fino a 20-25 minuti per recuperare il livello di concentrazione precedente;
  • definisci ed implementa periodici “cicli di riscontri”: sviluppa ed attua processi interni che consentano ai tuoi collaboratori di ricevere riscontri rapidi sulla qualità delle proprie attività;

In definitiva, la Teoria del Flow ci insegna che il controllo dell’esperienza interiore è l’unica vera strada per la felicità nel lungo periodo: ciò significa e consiste, sia per te che per i tuoi collaboratori, nell’allontanare la propria attenzione dalle distrazioni quotidiane e nel riportare la concentrazione sulla propria maestria nell’esecuzione delle attività.

Non si tratta di lavorare di più ma, al contrario, di farlo in modo più “ordinato“, ovvero il famoso “work smarter, not harder” (leggi per un approfondimento l’articolo “Conoscere la Legge di Parkinson può aiutarti ad ottimizzare il lavoro nel tuo Studio Notarile”).

Quando ti dedichi ad un’attività adottando il Deep Work e la Teoria del Flow, se le condizioni sono ottimali, il mondo esterno sparisce: non esistono più la stanchezza e lo stress della scadenza ma solo il filo logico del ragionamento, la ricerca della migliore soluzione (sia giuridica che fiscale) e quella sensazione di armoniosa fusione con l’attività che stai svolgendo.

Come ben sai, la felicità non è un qualcosa che semplicemente accade, non è frutto della buona sorte o del caso, non si può comprare con il denaro o ottenere con il potere e nemmeno dipende dagli eventi esterni, bensì dal modo in cui li interpretiamo.

La felicità, infatti, è una condizione che ciascuno –nel proprio intimo- deve preparare, coltivare e difendere: chi impara a governare la propria esperienza interiore è in grado di determinare la qualità della propria vita, e questo è ciò che più si avvicina alla felicità.

Pertanto, come sapientemente afferma Mihály Csíkszentmihályi: “non è l’ascoltare che migliora la vita, è il saper prestare ascolto”.


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