Il perfezionismo è un modo di pensare distorto che ci impedisce di vedere chiaramente noi stessi ed il mondo: ci porta a stabilire aspettative irrealistiche per noi stessi e per gli altri e può rendere difficile apprezzare i risultati ottenuti.
“Non aver paura della perfezione:
non la raggiungerai mai.“
(Salvador Dalì)
Il termine perfezionismo sta ad indicare l’aspirazione ad arrivare al massimo livello delle proprie azioni e dei traguardi che si desiderano raggiungere: una tendenza a cercare una perfezione che non si realizzerà mai e che porta con sé, per chi la vive, un elevato grado di frustrazione e di scontentezza.
Come afferma Adam Grant “la perfezione non è semplicemente impossibile. È un obiettivo controproducente. I perfezionisti hanno maggiori probabilità di esaurirsi e meno probabilità di abbracciare nuove sfide.”
Il perfezionismo è la combinazione tra il fissare standard irraggiungibili e il criticare se stessi (o gli altri) quando non si soddisfano tali standard. Il perfezionismo è spesso accompagnato da preoccupazioni riguardo al giudizio degli altri e dalla paura di fallire. I perfezionisti non si rendono conto che stanno fissando obiettivi irraggiungibili per se stessi e per gli altri (leggi per un approfondimento l’articolo “Non perfezione ma equilibrio nel tuo Studio Notarile: come costruire un team vincente. Aristotele docet.”)
Puoi porti, per esempio, l’obiettivo di essere produttivo ma se vi aggiungi la parola “sempre” allora stai fissando un obiettivo irraggiungibile.
Il perfezionismo, dunque, è la tendenza a pretendere dagli altri o da se stessi un livello di prestazione estremamente elevato o addirittura impeccabile, superiore a quanto richiesto dalla situazione: i perfezionisti si prefiggono obiettivi incredibilmente elevati che semplicemente non possono essere raggiunti, esponendosi inevitabilmente al fallimento ed alla delusione.
Si distinguono tre tipi di perfezionismo, che possono anche combinarsi tra loro:
- PERFEZIONISMO AUTO-ORIENTATO: quando stabiliamo standard irraggiungibili per noi stessi e poi ci critichiamo per non averli raggiunti (noi -e solo noi- siamo gli unici che pretendiamo la perfezione da noi stessi);
- PERFEZIONISMO ORIENTATO VERSO GLI ALTRI: quando ci aspettiamo che gli altri facciano le cose perfettamente (dal nostro punto di vista) e siamo critici verso di loro quando non sono perfette (siamo, pertanto, ipercritici nei confronti di coloro che ci circondano e pretendiamo da loro la perfezione);
- PERFEZIONISMO SOCIALMENTE PRESCRITTO: quando pensiamo che gli altri si aspettino da noi la perfezione e ciò ci porta a fare pressione su noi stessi per essere all’altezza di ciò che immaginiamo possano essere le loro aspettative (è la convinzione che gli altri ci giudichino severamente e ci richiedano di mostrare un livello di perfezione come “dazio” per l’accettazione sociale).
Alcuni aspirano alla perfezione nel loro lavoro mentre altri sono sollecitati a rispettare standard irrealistici da parte dei datori di lavoro o dei clienti: questa pressione può mettere a dura prova la salute mentale e fisica, portando ad ansia, stress ed esaurimento (leggi per un approfondimento l’articolo “Come evitare burnout e rust-out nel tuo Studio Notarile”).
Per assurdo, la ricerca ossessiva della perfezione rappresenta uno dei percorsi più celeri per l’infelicità.
Molti ritengono, erroneamente, che il perfezionismo sia un “sano motivatore”, ma non è così: spesso le persone sono portate a pensare che se alzano l’asticella molto in alto, raggiungeranno traguardi maggiori.
Tuttavia, esiste una notevole differenza tra alzare l’asticella ed essere un perfezionista in quanto quest’ultimo è completamente irragionevole con ciò che si aspetta da sé stesso, non se ne rende conto e quando non raggiunge l’”irraggiungibile” diventa il “sacco da boxe” di sé stesso.
Perfezionismo sul luogo di lavoro
“Oh! Come è necessaria l’imperfezione
per essere perfetti!“
(Giovanni Pascoli)
Sul luogo di lavoro il perfezionismo può manifestarsi in diversi modi, in quanto i perfezionisti possono:
- procrastinare le attività perché hanno paura di commettere errori (leggi per un approfondimento l’articolo “Procrastinazione e sindrome dell’impostore affliggono il tuo Studio Notarile? Scopri come governarli”);
- lavorare troppo e/o assumersi troppe responsabilità;
- essere eccessivamente critici nei confronti del proprio lavoro e di quello degli altri;
- avere paura di chiedere aiuto o di delegare le attività (leggi per un approfondimento l’articolo “Controllo e delega nel tuo Studio Notarile: un classico esempio di “uroboro”?”);
- avere difficoltà a stabilire dei limiti e a dire di “no” alle richieste (leggi per un approfondimento l’articolo “L’assertività nel tuo Studio Notarile: ago della bilancia tra passività ed aggressività”);
- essere persone che “micro-gestiscono” i colleghi.
Tuttavia, i perfezionisti possono anche essere risorse preziose per il tuo Studio ed il tuo team in quanto spesso sono altamente produttivi perché:
- mantengono elevati standard qualitativi per sé stessi e per il proprio lavoro;
- sono fortemente motivati a raggiungere i propri obiettivi;
- sono altamente coscienziosi ed attenti ai dettagli;
- desiderano migliorare costantemente le proprie capacità e conoscenze;
- svolgono le attività approfonditamente;
- sono persistenti nel voler superare gli ostacoli.
Come avrai notato, il perfezionismo è un mix paradossale di caratteristiche dove sono presenti due diverse componenti: preoccupazioni perfezionistiche e sforzi perfezionistici.
Le preoccupazioni perfezionistiche sono guidate da una paura cronica di fallire, da un’ansia logorante per gli errori e da una profonda sfiducia nelle proprie capacità: portano gli individui a credere che la loro autostima sia determinata dalla loro capacità di soddisfare i propri standard irrealistici.
Gli sforzi perfezionistici, invece, si riflettono nell’incessante ricerca dell’eccellenza: i perfezionisti, infatti, dimostrano un impegno verso elevati standard personali, lavorando diligentemente, fissando obiettivi ambiziosi e perseguendo costantemente l’auto-miglioramento.
Sebbene sia facile pensare agli sforzi perfezionistici come alla forma “buona” di perfezionismo tuttavia, se da un lato la ricerca dell’eccellenza può portare ad un lavoro di alta qualità, ad una maggiore produttività ed efficienza, dall’altro i perfezionisti possono essere così concentrati nel produrre il massimo sforzo da trascurare di dare la giusta priorità al proprio tempo ed alle proprie energie (leggi per un approfondimento l’articolo “Nel tuo Studio Notarile si lavora sempre in emergenza? Impara a gestire le priorità”).
Infatti, l’incapacità di stabilire le priorità in modo efficace può derivare dalla loro riluttanza a etichettare qualsiasi decisione come non importante, dalla loro compulsione ad essere eccessivamente precisi e dalla loro esitazione ad avviare attività che non siano sicuri di poter completare con successo (leggi per un approfondimento l’articolo “Cos’è urgente e cosa è importante nel tuo Studio Notarile? Scoprilo con la Matrice di Eisenhower”).
Se si riscontra la difficoltà a definire uno standard di prestazione raggiungibile, il metodo S.M.A.R.T. -per esempio- è un ottimo strumento che puoi utilizzare: leggi per un approfondimento l’articolo “Definire obiettivi S.M.A.R.T. per la gestione ottimale del tuo Studio Notarile”.
Il perfezionismo nel tuo Studio Notarile
Come avrai compreso, è essenziale trovare un equilibrio per superare gli svantaggi derivanti dal perfezionismo sul posto di lavoro.
Di seguito una serie di strategie che puoi adottare:
- stabilire aspettative realistiche: il primo passo verso la ricerca di un equilibrio ed il superamento degli effetti negativi del perfezionismo è comprendere che quest’ultimo è guidato da standard non realistici. Riconoscendo che la perfezione è un obiettivo irraggiungibile, tu ed i tuoi collaboratori potrete adattare le vostre aspettative a livelli più realistici. Per far ciò devi definire chiaramente gli obiettivi e stabilire traguardi raggiungibili che prevedano la suddivisione di attività di grandi dimensioni in passaggi più piccoli e gestibili. Enfatizzare il progresso rispetto alla perfezione lascia spazio alla crescita, all’apprendimento e, in definitiva, al raggiungimento del successo;
- celebrare i progressi e le piccole vittorie: i perfezionisti spesso trascurano i propri risultati, fissandosi sui fallimenti o sulle aree di miglioramento; celebrando consapevolmente i progressi e riconoscendo le piccole vittorie lungo il percorso, tu ed i tuoi collaboratori potrete combattere la tendenza a perseguire obiettivi irraggiungibili. Inoltre, questa “sana” pratica aiuta a coltivare un senso di orgoglio ed a costruire l’autostima;
- praticare la consapevolezza e l’autoriflessione: le tecniche di consapevolezza (ad esempio la meditazione o la respirazione profonda) possono consentire a te ed ai tuoi collaboratori di osservare i propri pensieri ed emozioni senza giudizio. Questa consapevolezza consente di distaccarsi dalle proprie tendenze perfezionistiche ed acquisire una prospettiva più chiara sui propri obiettivi e priorità. Ad esempio, potreste “sfidare” i vostri pensieri perfezionistici chiedendovi se i vostri standard sono veramente realistici e realizzabili. L’autoriflessione, regolare nel tempo, aiuta ad identificare i modelli di perfezionismo e ad apportare modifiche consapevoli (leggi per un approfondimento l’articolo “Quanto influiscono i bias cognitivi sull’attività del tuo Studio Notarile?”);
- “abbracciare” gli errori come opportunità: i perfezionisti tendono a considerare gli errori come fallimenti personali piuttosto che come preziose esperienze di apprendimento; riformulando gli errori come opportunità di crescita, tu ed i tuoi collaboratori potrete cambiare la vostra mentalità e creare una relazione positiva con il fallimento, riconoscendo che gli errori sono necessari “trampolini di lancio” sulla strada verso il successo;
- promuovere la cura di sé: coltivare l’autocompassione – che implica riconoscere i nostri difetti, abbracciare la nostra umanità e trattarci con gentilezza – è essenziale per combattere l’autocritica ed altri pensieri e sentimenti negativi che derivano dal perfezionismo. Inoltre, il perfezionismo è spesso intrecciato con orari di lavoro eccessivi e trascuratezza del benessere personale: fare delle pause ed impegnarsi in attività esterne al lavoro può aiutare a ridurre l’ansia e ad aumentare la soddisfazione generale per il lavoro;
- favorire il supporto reciproco nel team: il perfezionismo spesso accompagna sentimenti di solitudine ed isolamento, poiché i perfezionisti si sforzano di nascondere i difetti percepiti. Cercare e favorire il sostegno dei colleghi di team può fornire prospettive, conferme ed una fonte di motivazione. Condividere preoccupazioni ed esperienze con i colleghi di Studio aiuta a sfidare l’errata convinzione del “devo eccellere da solo”. Inoltre, i tuoi collaboratori dovrebbero spingersi a chiedere aiuto ai colleghi sul posto di lavoro, delegando compiti e collaborando, quando necessario;
- accettare il riscontro (feedback): imparare ad accettare il riscontro costruttivo è un altro aspetto cruciale per superare il perfezionismo. I perfezionisti spesso hanno difficoltà a ricevere critiche, poiché queste possono essere percepite come un attacco personale. Tuttavia, il feedback è essenziale per la crescita ed il miglioramento: bisogna riconoscere che rappresenta un’opportunità per imparare e crescere, piuttosto che un segno di fallimento (leggi per un approfondimento l’articolo “Feedback e valutazione dei collaboratori del tuo Studio Notarile: best & worst practices”).
Tu ed il tuo Studio non dovete puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
In quanto notaio leader® devi imparare a sfruttare i vantaggi del perfezionismo evitando gli effetti dannosi di quest’ultimo sulla produttività del tuo Studio, sul benessere mentale dei tuoi collaboratori e sulle dinamiche di squadra, avendo ben presente che il progresso e la crescita sono molto più importanti dell’illusione della perfezione.
E ricorda sempre: nessuno e niente è perfetto.
Trovi di seguito un cortometraggio che, attraverso due diverse sfide, evidenzia come la creatività sia minacciata dalla pressione sociale e da un linguaggio che promuove la perfezione (risultato di una ricerca globale in 36 Paesi che ha coinvolto oltre 61.500 genitori e bambini di età compresa tra 5 e 12 anni). Quando i bambini temono di fallire, la loro volontà di esplorare e pensare fuori dagli schemi viene ostacolata: la fiducia creativa è essenziale per il benessere individuale e per il futuro successo sul luogo di lavoro.
“Non sei un essere umano se non fai errori“, “gli errori sono nostri amici, ti aiutano ad imparare“.


3 thoughts