Alan Turing ci ha lasciato un’eredità che va oltre il suo genio e la sua capacità, durante la seconda guerra mondiale, di decifrare i messaggi in codice generati dalla macchina “Enigma”, sviluppata ed utilizzata dall’esercito tedesco. Ci ha regalato “in nuce” il primo computer ed il germoglio dell’intelligenza artificiale, oltre all’insegnamento di porsi sempre le giuste domande.
“A volte sono le persone che nessuno immagina
che possano fare certe cose, quelle che fanno cose
che nessuno può immaginare.“
(Dal film “The imitation game”)
Il 7 giugno del 1954 moriva Alan Turing, geniale “gigante” matematico britannico, suicidandosi a 42 anni con una mela avvelenata al cianuro, precedentemente costretto a subire la castrazione chimica a seguito di una condanna ai sensi delle leggi vittoriane della Gran Bretagna contro l’omosessualità.
Il governo del Regno Unito si è successivamente scusato pubblicamente nel 2009 per l’atroce trattamento riservato a Turing, concedendogli la grazia reale nel 2013.
Il nome di Turing, considerato uno dei padri dell’informatica, è associato alle operazioni top secret -durante la seconda guerra mondiale- dei decifratori di codici a Bletchley Park, dove supervisionò e ispirò il tentativo di decrittografare i codici generati dalla macchina “Enigma” della Germania nazista, che un tempo sembrava impenetrabile: gli stessi tedeschi, infatti, consideravano i codici indecifrabili.
La più grande sfida dei decifratori capeggiati da Turing fu quella di capire il metodo di crittografia del dispositivo tedesco Enigma, inventato vent’anni prima da Arthur Scherbius, un ingegnere elettrico tedesco che lo aveva brevettato come macchina civile per crittografare messaggi commerciali.
La macchina funzionava inserendo le lettere su una tastiera simile a una macchina da scrivere e poi codificandole attraverso una serie di rotori su un pannello luminoso, che mostrava gli equivalenti codificati: si diceva che la macchina fosse in grado di generare quasi 159 milioni di milioni di milioni di combinazioni.
A quel tempo, i sottomarini tedeschi vagavano per l’Atlantico, dando la caccia alle navi alleate che trasportavano carichi vitali per lo sforzo bellico. Gli Alleati si affidavano ai crittologi per decodificare i messaggi che tradivano la posizione degli U-Boot tedeschi (termine tedesco utilizzato per indicare genericamente i sommergibili, nato dall’abbreviazione di Unterseeboot, letteralmente “battello sottomarino”): secondo una stima, il lavoro di Turing potrebbe aver abbreviato la guerra di due anni, consentendo ai decodificatori di decifrare fino a 4.000 messaggi al giorno e conseguentemente di salvare milioni di vite.
Il genio matematico creò la cosiddetta “macchina di Turing universale“, a tutti gli effetti un primordiale computer digitale, un “cervello elettrico” che avrebbe poi offerto illimitate possibilità nel progresso verso lo sviluppo di un’intelligenza in forma artificiale.
Il concetto di macchina di Turing è diventato il fondamento della moderna teoria del calcolo e della computabilità: egli era convinto che un giorno le macchine sarebbero diventate così potenti da pensare proprio come gli esseri umani. Ha anche ideato un test, che ha chiamato “il gioco dell’imitazione”, per annunciare l’avvento di computer indistinguibili dalla mente umana.
In un articolo del 1950 (“Computing Machinery and Intelligence”), Turing esordì con una chiara dichiarazione: “propongo di considerare la domanda: le macchine possono pensare?” Con l’approccio divertito di uno scolaro inventò il suo “gioco dell’ imitazione“, ora generalmente noto come test di Turing, al fine di fornire un significato empirico a quella domanda. Disse, infatti: ”metti una macchina ed un essere umano in una stanza ed invia loro domande scritte: se non riesci a capire quali risposte provengono dalla macchina e quali dall’essere umano, allora non c’è motivo significativo di insistere sul fatto che la macchina non sta pensando”.
A tal proposito, se non l’hai già visto, ti consiglio l’illuminante film del 2014 “The Imitation Game”, diretto da Morten Tyldum, con protagonista Benedict Cumberbatch nel ruolo del matematico e crittoanalista Alan Turing, adattamento cinematografico della biografia scritta da Andrew Hodges.
Tuttavia, le intuizioni non sono solo una prerogativa esclusiva dei “geni” ma spesso scaturiscono dal porsi le giuste domande e dall’osservare la realtà che ci circonda con le giuste “lenti” che ci consentano di metterla correttamente a fuoco.
La focalizzazione, infatti, su una determinata situazione o su un aspetto da decifrare e definire e la determinazione a volerli risolvere/gestire/sistemare, rappresentano le maggiori risorse che chiunque di noi ha a disposizione per ottenere ciò che veramente desidera.
Se ci pensi, anche l’intelligenza artificiale (IA) può essere sfruttata e sviluppata al meglio ponendo i “giusti comandi” ovvero i giusti prompt (un prompt è un testo in linguaggio naturale che richiede all’IA generativa di eseguire un’attività specifica): sebbene l’IA generativa cerchi di imitare gli esseri umani, richiede istruzioni dettagliate per creare risultati pertinenti e di alta qualità.
Dietro una domanda posta correttamente si cela spesso la risposta ad una tua problematica irrisolta o trascurata.
Siamo soliti interagire con problemi, situazioni, contesti e persone sempre con il medesimo approccio, forti della consuetudine e dell’esperienza pregressa o per non uscire dalla nostra zona di comfort, sottovalutando il fatto che osservare la realtà da una prospettiva diversa potrebbe consentirci di scorgere soluzioni migliori.
Forse dovresti adottare il pensiero laterale: il termine e’ stato coniato dallo psicologo maltese Edward De Bono e con esso si intende una modalità di risoluzione di problemi logici (problem solving) che prevede un approccio particolare, ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede la concentrazione su una soluzione diretta al problema (leggi per un approfondimento l’articolo “La falange obliqua di Epaminonda ed il pensiero laterale nel tuo Studio Notarile”).
Attraverso le giuste domande, proprio come Turing, puoi scorgere le migliori soluzioni attraverso l’intuizione e l’osservazione da diversi angoli prospettici.
Le domande chiave per il posizionamento del tuo Brand Notarile
“Questo è solo un assaggio di ciò che verrà,
e solo l’ombra di ciò che sarà.“
(Alan Turing)
L’obiettivo primario del Branding Notarile® è principalmente quello di identificare cosa ti rende diverso da tutti gli altri e ciò che ti consente di distinguerti dalla massa, al fine di ritagliarti uno spazio unico ed identitario nella mente della clientela: non basta più essere bravi nel proprio settore, devi passare da professionista generico a punto di riferimento (leggi per un approfondimento l’articolo ““Marca” e non “marchio”: il Branding Notarile® per te e per il tuo Studio Notarile. Mettiti alla prova!”).
Il Branding Notarile® è un’arte che non ama l’improvvisazione e che si nutre di pazienza e perseveranza: il tuo Brand rappresenta, infatti, tutto ciò che concorre a rendere la tua proposta unica, distinguibile e riconoscibile dagli utenti.
Il tuo Brand Notarile aiuta a chiarire, nella mente di chi ti osserva, chi sei, cosa fai e perché lo fai: una delle cose più sagge a cui puoi lavorare è proprio quella di fare di te stesso (e del tuo Studio Notarile) un Brand.
Imparare a distinguersi significa tirare fuori tutti i talenti e le caratteristiche che rendono te ed il tuo Studio Notarile straordinari e memorabili.
L’attività di Branding Notarile® consiste in una gestione oculata di tutti gli elementi percettivi che compongono e restituiscono la tua immagine ad un pubblico che ancora non ti conosce: elementi che si basano su dati reali, che devi dimostrare, e percezioni che devi curare per trasmettere solidità nella mente di chi è in cerca di una professionalità come la tua, comunicando al contempo autorevolezza.
Devi, dunque, rendere te stesso autorevole, credibile ed affidabile ponendoti le giuste domande:
- a quali problemi trovi soluzione?
coloro che ti osservano e che si rivolgono a te hanno bisogni, necessità, problematiche da risolvere e tu possiedi la soluzione per loro e di ciò devi darne evidenza e visibilità nelle tue comunicazioni;
- qual è la tua specifica nicchia all’interno del settore notarile? Qual è la tua specificità e peculiarità? Cosa ti rende autorevole?
possiedi sicuramente un dettaglio o un “quid” che ti differenzia e ti rende preferibile da parte di uno specifico target di clienti: comincia con l’individuarlo;
- come si sentiranno le persone leggendo ciò che scrivi o ascoltando ciò che dici?
dovresti sforzarti di metterti “empaticamente” nei panni di coloro che osservano le tue comunicazioni e cercare di immaginare le loro reazioni;
- quali sono i tuoi traguardi e risultati nel servizio alla clientela?
dovresti dimostrare di poter fare la differenza per chi si rivolge a te in merito alla modalità con cui puoi risolvere una sua problematica o trovare soluzione ad una sua preoccupazione: perché le persone dovrebbero fidarsi di te e rivolgersi proprio a te? (leggi per un approfondimento l’articolo “Perché dovrei scegliere il tuo Studio Notarile e non quello di un tuo collega? L’importanza di lavorare sul tuo Branding Notarile®”);
- quali sono i tuoi valori fondamentali?
risulti essere unico anche per quello che è il tuo vissuto, per il tuo stile e per i tuoi valori che si riverberano nel cosiddetto “tone of voice”, ovvero il modo in cui il tuo Brand Notarile esprime la propria identità ed univocità, comunica e si relaziona con il proprio pubblico di riferimento differenziandosi da tutti gli altri (leggi per un approfondimento l’articolo “Lo storytelling del tuo Studio Notarile: strumento di connessione emotiva tra il tuo Brand e chi ti osserva”);
- cosa ti rende diverso dagli altri professionisti che operano nel tuo stesso settore?
dopo aver analizzato attentamente le comunicazioni di coloro che operano nel tuo stesso settore verifica dove puoi distinguerti, apparire diverso o alternativo (leggi per un approfondimento l’articolo “SWOT Analysis e posizionamento del tuo Studio Notarile”);
- chi sono i tuoi clienti ideali? Qual è il tuo target di riferimento?
cosa hanno in comune tra loro tutti coloro che si sono affidati a te? Qual è la ragione specifica per cui preferiscono rivolgersi a te? Se ne scopri il motivo comprendi, al contempo, su cosa devi puntare, quali sono i tuoi punti di forza e ciò che ti rende autorevole ed affidabile (leggi per un approfondimento l’articolo “La Comunicazione del tuo Studio Notarile: perché, come, dove e quando.”);
- cosa dovrebbe sapere chi ti osserva circa i princìpi e l’etica del tuo Studio Notarile?
come puoi garantire, rassicurare o far partecipi i tuoi clienti dei valori fondanti tuoi e del tuo Studio Notarile? L’etica, infatti, rappresenta una parte sostanziale della tua comunicazione (leggi per un approfondimento l’articolo “Caso Ferragni: l’importanza di fiducia, consenso e reputazione per il tuo Studio Notarile”);
- in quale maniera i tuoi servizi professionali potranno contribuire a migliorare la vita delle persone?
come renderai più serena la vita delle persone che si rivolgono a te? Il cliente, infatti, si aspetta da te un servizio professionale volto a risolvere i propri problemi, a fugare le proprie angosce e preoccupazioni. In te cerca rassicurazioni, risposte ed un punto di riferimento autorevole ed affidabile.
Non rispondere onestamente e con spirito critico a queste domande ti porterà a soffrire di una evidente carenza di strategia, di direzione e di coerenza che, chi ti osserva, non potrà fare a meno di percepire.
Come una volta affermò Alan Turing “possiamo vedere solo una breve distanza davanti a noi, ma lì possiamo vedere molto di ciò che deve essere fatto”.
Lasciati ispirare anche tu, dunque, dai risultati e dalla mentalità di Alan Turing: sviluppa il pensiero laterale, esci dalla tua zona di comfort e poniti le giuste domande.
D’altronde, come ci insegna Anthony Robbins “se fai sempre quello che hai sempre fatto, otterrai sempre quello che hai già avuto.”



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